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Bite è un termine diventato di uso comune per indicare una placca, normalmente in resina, da porre tra le due arcate
dentarie, per modificarne le relazioni spaziali nel combaciamento senza
modificare in alcun modo permanente i denti e la loro
disposizione.
La sua azione é prevalente quindi sulla funzione neurale e
muscolare e sull'adattamento articolare a questa. Di regola non
sostituisce denti mancanti, ma si aggiunge e si interpone tra
quelli preesistenti.
Da comparsa occasionale nella
routine delle cure odontoiatriche del passato è diventato il protagonista della cura dei disturbi occlusali e posturali! Negli ultimi
quindici anni il suo utilizzo si é generalizzato. Usato ed
abusato quindi, da quel che vediamo nella pratica quotidiana, il
bite può essere un ausilio terapeutico di importanza
fondamentale quando veramente indicato, ben concepito e attentamente costruito. In termini medici
il bite non è una Protesi, ma di una Ortesi, analogamente, per fare un esempio, ad una
soletta plantare che modifichi la reazione del piede all'appoggio al suolo
senza, ovviamente, modificare la struttura del piede. Il suo
uso corretto é di competenza dei medici e degli odontoiatri esperti in gnatologia. Comprenderne a fondo le sue specificità é importante per non cadere
in una interpretazione banalistica e confusionaria delle indicazioni d'uso e
degli effetti terapeutici che può indurre.
Cominciamo dal nome! Il termine anglosassone bite come é usato
comunemente in Italia é improprio e non esplicativo quando privo della desinenza
complementare "plane" o "garde" o "plate". Letteralmente infatti bite
significa morso e non avrebbe perciò senso dire che un paziente ha bisogno di
un "morso". "Bite plane" significa "piano per morso" e indica una superficie
piana: nella dizione originale anglosassone non indica tuttavia davvero una
placca del tutto piana, ma un tipo particolare di placca per l'arcata superiore
con una rampa anteriore (un piano inclinato anteroposteriormente e dall'alto in
basso) che non esclude il contatto dei denti posteriori permettendo quindi nel
combaciamento un contatto completo delle arcate, modificato spazialmente con la
sua interposizione. "Bite garde" significa "salvaguardia del morso" e indica
una placca del tutto piana ovvero con una superficie parallela al piano
occlusale (il piano su cui giacciono i punti più elevati delle superfici dei
denti rivolte verso il cavo orale) con contatto solo anteriore. Viene lasciato
uno spazio vuoto tra le parti posteriori delle arcate durante il combaciamento e
quindi c'é contatto, mediato dalla placca, solo della parte anteriore delle
arcate.
Questo é solo un esempio della giungla terminologica in cui il paziente che volesse
addentrarvisi trarrebbe confusione piuttosto che chiarimenti: non é il nostro
intendimento! Usiamo pure il termine bite in senso generale, visto che
nell'uso profano é quello più usato, accettandone la metonimia (figura retorica
che realizza la sostituzione di un termine con un altro con cui é in rapporto :
per es. la causa con l'effetto, l'effetto per la causa, la materia per
l'oggetto, il contenente per il contenuto, lo strumento per la persona, ecc.). Ha ormai seguito per uso popolare un destino comune ad altri termini
anglosassoni usati con un significato difforme da quello originale come "spider"
che dal significato originale di "ragno" indica un tipo di automobile
oppure, più attinentemente al nostro caso, "basket" che significa cesto e che in
Italia indica il noto sport che nella sua patria originale, gli U.S.A., viene
denominato "basketball" cioè "palla a cesto", smoking per smoking cloth,
night per night club,etc.
Il termine indica la possibilità di assicurare la migliore posizione mandibolare
possibile "in attesa di tempi migliori!". Nelle malattie croniche come un blocco
articolare irriducibile, un'artrite reumatoide o, più spesso, un disordine
neuromuscolare indotto da un focus primario neurogeno (ansia,depressione)
si preferisce prudenzialmente rimandare per quanto possibile trattamenti
irreversibili di modificazione dell'assetto dentario sia ortodontici che
protesici. Assumendo come criterio il fondamentale comandamento del medico
"primum non nocere" si preferisce assicurare il minor danno possibile alle
componenti dentali, articolari e muscolari con l'uso di un bite a lungo
termine che attutisca gli effetti di una parafunzione o, peggio, di una
iperfunzione del Sistema Stomatognatico.
Caratteristiche fisiche e costruttive del bite.
Come abbiamo già detto il "bite" é costituito da una placca a forma d'arco che si
possa inserire su una delle due arcate dentarie. Applicato in modo rimovibile su
una di esse, modifica il rapporto spaziale tra le due arcate e tra le ossa
mascellari durante il combaciamento (il momento finale della chiusura della
bocca).
La sua dimensione spaziale é il connotato saliente della qualità diagnostica e
terapeutica (ne parleremo in altro paragrafo). Ma, a prescindere, occorre che
questa placca abbia dei requisiti costruttivi tali da garantirne la possibilità
d'uso. Li elenchiamo di seguito.
1) Economicità e duttibilità del materiale di impiego. Il materiale
elettivo per un bite rigido é la resina acrilica, di solito trasparente
e non colorata al fine di dargli una relativa invisibilità quando é indossato
dal paziente. Questa resina dev'essere formata in laboratorio con
polimerizzazione a caldo per una migliore qualità. La sua leggerezza e la
possibilità di essere manipolata in fasi successive di controllo e correzioni in
studio con piccole aggiunte a freddo e piccole sottrazioni per fresatura la
rendono davvero il materiale ideale. Inoltre, con una buona manutenzione
domiciliare, la sua durata nel tempo é notevole. In qualche caso il medico o
l'odontoiatra prescriverà un bite morbido, costruito cioè con resina
morbida per ottenere una resilienza al contatto coi denti
antagonisti.
2)Ingombro minimo possibile. Il bite é un'apparecchio funzionale in
quanto non "muove" i denti, ma semplicemente si sovrappone e interpone fra essi
per modificare positivamente il combaciamento naturale. Paradossalmente abbiamo
visitato più volte pazienti che si lamentavano per un bite eccessivamente
ingombrante, interferente con la lingua e con le labbra, che peggiorava
addirittura la funzione rendendo difficoltose la deglutizione e la fonazione.
Per assolvere il suo compito primario il bite dev'essere costruito con
raziocinio, conferendogli un ingombro minimo, cioé proprio l'indispensabile per
non intaccarne la robustezza.
3) Superfici levigate con bordi arrotondati. Per far avvertire
quanto meno possibile la sua presenza nel cavo orale il bite deve avere
superfici lisce in ogni sua parte e pareti prive di spigoli acuti per non
irritare le mucose.
4)Stabilità con completa assenza di bascullamento una volta inserito
sui denti. Un buon sistema di ritenzione aumenterà la stabilità d'uso
ulteriormente: può essere composto da ganci di varia foggia, in genere a palla o
lanceolati, o da uno strato interno più soffice ed elastico.
5)Facilità di inserzione e rimozione sull'arcata. Nel laboratorio
dovranno essere stati rimossi sul calco in gesso tutti i sottosquadri che ne
potrebbero rendere difficoltosa l'inserzione e il sistema di ritenzione
dev'essere ben regolato per permettere una facile rimozione del bite.
Com'è fatto.
Spesso i pazienti hanno difficoltà a localizzare
alcunché sulle
arcate dentarie confondendosi tra quella superiore e quella inferiore. Per
quanto possa sembrare strano, incredibile e apparentemente contrario ad ogni
logica, quando si richiede ad un paziente di far slittare i denti fra loro la
maggior parte di loro immagina che si debbano muovere quelli superiori,
sorridendo successivamente del frainteso data l'ovvia impossibilità che questo
avvenga.Ebbene, il bite si applica solo ad una arcata, praticamente mai ad ambedue
contemporaneamente.
La scelta del collocamento sull'arcata superiore o su quella inferiore dipende da
vari fattori tra cui:
1)La relativa mancanza di denti. Verrà preferita l'arcata in cui mancano più denti.
2)La praticità d'uso. In genere un bite inferiore compromette meno la fonetica e la dizione di un bite superiore ed é meno visibile durante l'eloquio: in persone con un'attività importante di relazione al pubblico è senz'altro preferibile.
3)Il condizionamento dell'occlusione. Un bite superiore con un piano inclinato, detto rampa, che favorisca lo scivolamento mandibolare verso la posizione voluta é più condizionante di uno inferiore, che per avere lo stesso condizionamento diventa decisamente ingombrante perdendo i vantaggi di cui al punto 2). Spesso sono forniti per questo motivo ai pazienti due bite, uno inferiore per il giorno e uno superiore per la notte.
4)Un eventuale trattamento ortodontico o protesico nell'altra arcata.
5)La sede dei contatti interarcate:
| Articolo a cura del dott. Alessandro Fedi Medico Chirurgo - Odontostomatologo - Ortognatodonzista Studio P.zza Indipendenza n.22 - Firenze - Tel 055/4627407 |