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                             BITE

  correzione posturale ballerina con bite
                                                                                                         Correzione posturale con bite....>>

Dott. Alessandro FediBite è un termine diventato di uso comune per indicare una placca, normalmente in resina, da porre tra le due arcate dentarie, per modificarne le relazioni spaziali  nel combaciamento senza modificare in alcun modo  permanente i denti e la loro disposizione. La sua azione é prevalente quindi sulla funzione neurale e muscolare e sull'adattamento articolare a questa. Di regola non sostituisce denti mancanti, ma si aggiunge e si interpone tra quelli preesistenti. Da  comparsa occasionale nella routine delle cure odontoiatriche del passato è diventato il protagonista della cura dei disturbi occlusali e posturali! Negli ultimi quindici anni il suo utilizzo si é generalizzato. Usato ed abusato quindi, da quel che vediamo nella pratica quotidiana, il bite può essere  un ausilio terapeutico di importanza fondamentale quando veramente indicato, ben concepito e attentamente costruito. In termini medici il bite non è una  Protesi, ma  di una Ortesi, analogamente, per fare un esempio, ad una soletta plantare che modifichi la reazione  del piede all'appoggio al suolo senza, ovviamente, modificare la struttura del piede. Il suo uso corretto é di competenza dei medici e degli odontoiatri esperti in gnatologia. Comprenderne a fondo le sue specificità  é importante per non cadere in una interpretazione banalistica e confusionaria delle indicazioni d'uso e degli effetti terapeutici che può  indurre.

Cominciamo dal nome!  Il termine anglosassone bite come é usato comunemente in Italia é improprio e non esplicativo quando privo della desinenza complementare "plane" o "garde" o "plate". Letteralmente infatti bite significa morso e non avrebbe perciò senso  dire che un paziente ha bisogno di un "morso". "Bite plane" significa "piano per morso" e indica una superficie piana: nella dizione originale anglosassone non indica tuttavia davvero una placca del tutto piana, ma un tipo particolare di placca per l'arcata superiore con una rampa anteriore (un piano inclinato anteroposteriormente e dall'alto in basso) che non esclude il contatto dei denti posteriori   permettendo quindi nel combaciamento un contatto  completo delle arcate, modificato spazialmente con la sua interposizione. "Bite garde" significa "salvaguardia del morso" e indica  una placca del tutto  piana ovvero  con una superficie parallela al piano occlusale   (il piano su cui giacciono i punti più elevati delle superfici dei denti rivolte verso il cavo orale) con contatto solo anteriore. Viene lasciato  uno spazio vuoto tra le parti posteriori delle arcate durante il combaciamento e quindi c'é contatto, mediato dalla placca, solo della parte anteriore delle arcate.
Questo é solo un esempio della giungla terminologica in cui il paziente che volesse addentrarvisi trarrebbe confusione piuttosto che chiarimenti: non é il nostro intendimento!  Usiamo pure il termine bite in senso generale, visto che nell'uso profano é quello più usato, accettandone la metonimia (figura retorica che realizza la sostituzione di un termine con un altro con cui é in rapporto : per es. la causa con l'effetto, l'effetto per la causa, la materia per l'oggetto, il contenente per il contenuto, lo strumento per la persona, ecc.). Ha ormai seguito per uso popolare  un destino comune ad altri termini anglosassoni usati con un significato difforme da quello originale come "spider" che dal significato originale di  "ragno"  indica   un tipo di automobile oppure, più attinentemente al nostro caso, "basket" che significa cesto e che in Italia indica il noto sport che nella sua patria originale, gli U.S.A., viene denominato  "basketball" cioè  "palla a cesto", smoking per smoking cloth,  night per night club,etc.
Il termine  indica la possibilità di assicurare la migliore posizione mandibolare possibile "in attesa di tempi migliori!". Nelle malattie croniche come un blocco articolare irriducibile, un'artrite  reumatoide o, più spesso,  un disordine neuromuscolare indotto  da  un focus primario neurogeno  (ansia,depressione) si preferisce prudenzialmente rimandare per quanto possibile trattamenti irreversibili di modificazione dell'assetto dentario sia ortodontici che protesici. Assumendo come criterio il fondamentale comandamento del medico "primum non nocere" si preferisce assicurare il minor danno possibile  alle componenti dentali, articolari e muscolari  con l'uso di un  bite a lungo termine  che attutisca gli effetti di una parafunzione o, peggio, di una iperfunzione del Sistema Stomatognatico.

Caratteristiche fisiche e costruttive del bite.
Come abbiamo già detto il "bite" é costituito da una placca a forma d'arco che si possa inserire su una delle due arcate dentarie. Applicato in modo rimovibile su una di esse, modifica il rapporto spaziale tra le due arcate e tra le ossa mascellari durante il combaciamento (il momento finale della chiusura della bocca).
La sua dimensione spaziale é il connotato saliente della qualità diagnostica e terapeutica (ne parleremo in altro paragrafo). Ma, a prescindere, occorre che questa placca abbia dei requisiti costruttivi tali da garantirne la possibilità d'uso. Li elenchiamo di seguito.
1) Economicità e duttibilità del materiale di impiego. Il materiale elettivo per un bite rigido é la resina acrilica, di solito   trasparente e non colorata al fine di dargli una relativa invisibilità quando é indossato dal paziente. Questa resina dev'essere formata in laboratorio con polimerizzazione a caldo per una migliore qualità. La sua leggerezza e la possibilità di essere manipolata in fasi successive di controllo e correzioni in studio con piccole aggiunte a freddo e piccole sottrazioni per fresatura la rendono davvero il materiale ideale. Inoltre, con una buona manutenzione domiciliare, la sua durata nel tempo é notevole. In qualche caso il medico o l'odontoiatra prescriverà un bite morbido, costruito cioè con resina morbida per ottenere una resilienza al contatto coi denti antagonisti.
2)Ingombro minimo possibile. Il bite é un'apparecchio funzionale in quanto non "muove" i denti, ma semplicemente si sovrappone e interpone fra essi per modificare positivamente il combaciamento naturale. Paradossalmente abbiamo visitato più volte pazienti che si lamentavano per  un bite eccessivamente ingombrante, interferente con la lingua e con le labbra, che peggiorava addirittura la funzione rendendo difficoltose la deglutizione e la fonazione. Per assolvere il suo compito primario il bite dev'essere costruito con raziocinio, conferendogli un ingombro minimo, cioé proprio l'indispensabile  per non intaccarne la robustezza.
3)  Superfici levigate con bordi arrotondati. Per far avvertire quanto meno possibile la sua presenza nel cavo orale il bite deve avere superfici lisce in ogni sua parte e pareti prive di spigoli acuti per non irritare le mucose.
4)Stabilità con completa assenza di bascullamento una volta inserito sui denti. Un buon sistema di ritenzione aumenterà la stabilità d'uso ulteriormente: può essere composto da ganci di varia foggia, in genere a palla o lanceolati, o da uno strato interno più soffice ed elastico.
5)Facilità di inserzione  e rimozione sull'arcata. Nel laboratorio dovranno essere stati rimossi sul calco in gesso tutti i sottosquadri che ne potrebbero rendere difficoltosa l'inserzione e il sistema di ritenzione dev'essere ben regolato per permettere una facile rimozione del bite.

Com'è fatto.
Spesso i pazienti hanno difficoltà a localizzare alcunché sulle arcate dentarie confondendosi tra quella superiore e quella inferiore. Per quanto possa sembrare strano, incredibile e apparentemente contrario ad ogni logica, quando si richiede ad un paziente di far  slittare i denti fra loro la maggior parte di loro immagina che si debbano muovere quelli superiori, sorridendo successivamente del frainteso data l'ovvia impossibilità che questo avvenga.
Ebbene, il bite si applica solo ad una arcata, praticamente mai ad ambedue contemporaneamente.
La scelta del collocamento sull'arcata  superiore o su quella inferiore dipende da vari fattori tra cui:

1)La relativa mancanza di denti. Verrà preferita l'arcata in cui mancano più denti.

2)La praticità d'uso. In genere un bite inferiore compromette meno la fonetica e la dizione di un bite superiore ed é meno visibile durante l'eloquio: in persone con un'attività importante di relazione al pubblico è senz'altro preferibile.

3)Il condizionamento dell'occlusione. Un bite superiore con un piano inclinato, detto rampa, che favorisca lo scivolamento mandibolare verso la posizione voluta é più condizionante di uno inferiore, che per avere lo stesso condizionamento diventa decisamente ingombrante perdendo i vantaggi di cui al punto 2). Spesso sono forniti per questo motivo ai  pazienti due bite, uno inferiore per  il giorno e uno superiore per la notte.

4)Un eventuale trattamento ortodontico o protesico nell'altra arcata.

5)La sede dei contatti interarcate:

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Articolo a cura del dott. Alessandro Fedi
Medico Chirurgo - Odontostomatologo - Ortognatodonzista
Studio P.zza Indipendenza n.22 - Firenze - Tel 055/4627407
 
 
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