

| Odontoiatria - Parodontologia - Denti del giudizio |


I denti del giudizio, definiti anche terzi molari
o ottavi,
a causa
della filogenetica riduzione della lunghezza dei mascellari e della
scomparsa dell'occlusione d'usura, tipica dell'uomo primitivo, tendono, nell'uomo civilizzato, a non trovare il
loro spazio eruttivo, rimanendo inclusi o seminclusi. La loro frequente estrazione, come
conseguenza obbligata, rappresenta da sempre
una di quelle procedure che hanno contribuito a rendere l’immagine del dentista poco gradita.
Questo è dovuto al fatto che nel recente passato la figura del dentista generico si doveva
preoccupare della patologia orale nel senso più ampio del termine, affrontando la richiesta
pressante dei suoi numerosi pazienti in relazione a situazioni cliniche spesso molto
diverse tra loro, e pertanto difficili da gestire al meglio.
Con il progredire del livello socio economico della maggior parte della gente, si è venuta a
delineare la necessità di prestazioni sempre più accurate, mettendo così gli
operatori dell’odontoiatria
nell’obbligo di una formazione ultraspecialistica mirata a settori sempre
più ristretti dell’odontoiatria.
Questo meccanismo, chiaramente, vale anche per l’estrazione dei denti del giudizio, che rientra
nelle pratiche di routine della chirurgia orale.
Oggi, infatti, la maggior parte dei pazienti richiede prestazioni che non implichino una
grande capacità di sopportazione da parte sua, sia in termini di durata che in termini di dolore.
Esortati, quindi, dai propri pazienti, gli odontoiatri che si occupano della chirurgia odontostomatologica hanno perfezionato le proprie tecniche chirurgiche, fino a limitare
al minimo il disagio intra e postoperatorio, in particolare nei casi di denti
inclusi.
In questo senso l’evento chirurgico non deve più rappresentare il tabù da allontanare
ad ogni costo, ma una delle tante pratiche odontoiatriche di routine, da
effettuate per ripristinare
la salute nella bocca.
Dal punto di vista tecnico, l’estrazione dei denti del giudizio
può richiedere un
intervento più o meno invasivo a seconda della posizione del dente e dei suoi rapporti
con le strutture anatomiche circostanti.
In molti casi il terzo molare assume una posizione del tutto analoga a quella degli
altri molari, e ad essi parallela, e la sua estrazione generalmente non presenta grandi
difficoltà, né richiede un approccio chirurgico. Cosa che si traduce in un grande
vantaggio per il paziente.
Quando, invece, la posizione di questo elemento dentario è orizzontale e perpendicolare
all’asse del dente contiguo, la sua estrazione è più problematica, e richiede un
approccio chirurgico ben consapevole dell’anatomia della zona e della tecnica di
estrazione più veloce e più “innocua” per il paziente.
In ogni caso, il dolore e il gonfiore che seguono l'intervento di estrazione dei denti del
giudizio durano solo
qualche giorno, e già nella terza giornata, solitamente, tutto torna alla normalità.
La terapia farmacologia, poi, fornisce un validissimo supporto, mettendo al riparo da
infezioni batteriche con l’assunzione dell’antibiotico, e minimizzando i
sintomi dell’infiammazione postoperatoria grazie agli antidolorifici-antiinfiammatori.
| Articolo a cura del dott. Marco Rossi - Odontoiatra - Parodontologo Studio Via Ernesto Monaci n.5 - Roma - Tel 0644245508 |
