Detartrasi
Ablazione del tartaro con apparecchi ad ultrasuoni o manuali
La detartrasi ogni quanto tempo va effettuata? Nonostante una buona diligenza nelle manovre
d'igiene domiciliare esistono vari fattori che obbligano a sottoporsi a
regolari sedute di detartrasi la cui periodicità sarà prescritta e adeguata
dal curante individualmente.
Una disposizione dei denti
ordinata facilita l'igiene permettendo l'accesso allo spazzolino sulla maggior
parte delle loro superfici mentre l'affollamento costituisce un evidente
ostacolo alla detersione: se non si vuole correggere questo difetto occorre
aumentare la frequenza delle sedute di detartrasi. In casi di parodontopatia
avanzata, per il minor potenziale di resistenza dei tessuti di sostegno dei
denti e del manicotto gengivale che li circonda, s'impone un maggior controllo
con frequenza di pulizia professionale in studio anche mensile. La maggior
velocità di deposizione sarà un altro fattore che consiglierà una maggiore
assiduità.
Chi è abilitato a rimuovere
il tartaro? Il tartaro può essere rimosso solamente dagli operatori
professionali dentali, Odontoiatri e Igienisti dentali diplomati, con
apparecchi ad ultrasuoni o manualmente. L'intervento prende il nome di ablazione
del tartaro o detartrasi.
L'una o l'altra procedura
possono essere eseguite sulla base di una preferenza dei pazienti, ma in linea
di massima gli ultrasuoni sono così efficaci nello sgretolamento dei depositi
molto voluminosi o nel distacco di quelli particolarmente duri e adesi da
risultare una procedura talora irrinunciabile. Un loro uso accorto e
rigorosamente professionale permette di considerarli del tutto innocui per la
struttura del dente. La maggiore sensibilità trasmessa dallo strumento manuale
alle dita dell'operatore fa sì che in siti particolarmente delicati sia questa
la tecnica più indicata.
Perché i denti sono più
sensibili e talora più mobili dopo la rimozione del tartaro? Il tartaro
costituisce, come abbiamo visto, il più importante fattore di distruzione
dell'osso di sostegno dei denti, e quando non viene rimosso regolarmente
continua a progredire nella sua deposizione denudando le radici, che non
posseggono una struttura atta alla protezione verso gli stimoli termici che
agiscono nell'ambiente orale. La conseguente riduzione della stabilità dei denti
e la loro maggiore sensibilità al freddo e al caldo vengono paradossalmente
mascherate dall'isolamento termico e dall'"abbraccio" meccanico determinato dal
blocco minerale. Ovviamente la sua rimozione evidenzierà in pieno questa
condizione sorprendendo talora i pazienti poco informati con l'esplosione della
sintomatologia.
Come si pone rimedio alla
mobilità e alla sensibilità post-ablativa? Il rimedio più semplice per la
mobilità dei denti con ridotto supporto osseo consiste nella loro
solidarizzazione (splintaggio). Può essere attuata facilmente con tecniche
adesive non invasive ed estetiche, con fibre di vetro inglobate in una matrice
di resina.
L'aumento di sensibilità al
caldo e al freddo provocato dall'esposizione delle radici spesso cessa
spontaneamente dopo poche settimane. Nei casi più resistenti ci avvaliamo di
prodotti specifici sotto forma di gel o dentifrici.
Copyrhigt 2002 di Umberto Molini
- Tutti i diritti sono riservati Studio di Odontoiatria Dr. Umberto Molini
- Via Ernesto Monaci n.5 - Roma - Tel 06/44245508 Studio di Odontoiatria Dr. Alessandro Fedi
- P.zza Indipendenza n.22 - Firenze - Tel 055/4627407
Le informazioni a carattere scientifico-divulgativo contenute in questo sito sono curate dai dottori
Umberto Molini e Alessandro Fedi con la collaborazione dei dottori
Marco Rossi ed Enzo Rossi. Esse sono protette dal diritto di proprietà intellettuale che ne vieta la
riproduzione, anche parziale, senza l'autorizzazione scritta degli autori. Va evidenziato, peraltro, che non devono essere intese come
sostitutive del parere clinico del medico dentista
e pertanto non vanno utilizzate come strumento di autodiagnosi o di
automedicazione.